L’instabilità politica potrebbe ostacolare, nei prossimi anni, lo sviluppo degli scambi transfrontalieri di energia elettrica in Africa. Lo evidenzia uno studio pubblicato su Nature Communications, che analizza il ruolo del rischio socio-politico nella pianificazione di un sistema energetico africano più sostenibile e interconnesso.
L’articolo, Near-term increased exposure to political risk for African power trades, è firmato da Teresa Bonserio, Angelo Carlino, Matteo Giuliani e Andrea Castelletti del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, in collaborazione con l’Euro Mediterranean Centre on Climate Change e la Stanford Carnegie Institution for Science .
Gli scambi di elettricità tra Paesi sono una componente fondamentale della transizione energetica africana: possono favorire la condivisione delle risorse rinnovabili, aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento e ridurre i costi complessivi del sistema. Tuttavia, le analisi di pianificazione a lungo termine si concentrano spesso sugli aspetti tecnici ed economici, trascurando il peso che le dinamiche politiche possono avere sulla cooperazione internazionale.
Lo studio esamina sei strategie di sviluppo del sistema elettrico africano, selezionate sulla base del loro costo ottimale, valutando l’esposizione dei futuri flussi di scambio all’instabilità socio-politica. I risultati indicano che il periodo più critico è la prima metà del decennio 2020–2030, con aree di maggiore rischio nell’Africa occidentale, meridionale e centro-orientale.
L’analisi mostra inoltre che la distribuzione del rischio varia in base agli scenari socio-demografici, climatici e idrologici considerati, poiché i singoli Paesi rispondono in modo diverso ai cambiamenti in corso. Integrare il rischio politico nella pianificazione energetica diventa quindi essenziale per progettare reti elettriche transfrontaliere più flessibili, resilienti e capaci di adattarsi alle specificità dei diversi contesti.
