Come può il Digital Services Act (DSA) contribuire concretamente a rendere i grandi servizi online più trasparenti e responsabili? È il tema al centro dell’articolo “Research Opportunities and Challenges of the EU’s Digital Services Act”, di cui Francesco Pierri, ricercatore del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano, è primo autore, insieme a un gruppo internazionale di studiosi.
Pubblicato su Communications of the ACM, il contributo nasce dall’esperienza diretta degli autori nel confronto sull’attuazione dell’Articolo 40 del DSA. La rete di ricercatori ha preso parte, tra le altre iniziative, a un programma pilota di 18 mesi sostenuto dall’European Research Council (ERC), che ha riunito ricercatori, la Direzione generale CONNECT (DG CONNECT) della Commissione europea e i Digital Services Coordinators nazionali, e a una tavola rotonda con le principali piattaforme digitali e la Commissione europea.
L’Articolo 40 introduce infatti un nuovo quadro per consentire a ricercatori qualificati di accedere ai dati, anche non pubblici, delle piattaforme e dei motori di ricerca di dimensioni molto grandi (VLOP e VLOSE). Un passaggio importante per studiare in modo indipendente fenomeni e rischi sistemici legati ai servizi digitali, dalle interferenze elettorali e dalla disinformazione ai bias algoritmici, dalla tutela della privacy alle conseguenze sulla salute pubblica.
A partire dall’esperienza maturata in questo percorso, gli autori individuano alcune delle principali criticità che potrebbero ostacolare l’effettiva applicazione del DSA, tra cui interessi non allineati tra ricerca e industria, asimmetrie nell’accesso a dati e risorse e complessità giuridiche e organizzative nelle procedure di accesso ai dati.
L’articolo propone quindi alcune misure concrete: semplificare e standardizzare le procedure di accesso ai dati, sostenere maggiormente la ricerca indipendente e rafforzare il coordinamento della comunità scientifica, favorendo la condivisione di esperienze e buone pratiche.
Gli autori richiamano inoltre l’attenzione sui Large Language Models (LLM) e sulla loro crescente integrazione nei motori di ricerca e nelle piattaforme social, indicando la necessità di affrontare rapidamente quelli che considerano nuovi punti ciechi dell’attuale quadro regolatorio. Un tema reso ancora più attuale dalla decisione della Commissione europea del 31 agosto 2026 di designare ChatGPT come Very Large Online Search Engine (VLOSE) ai sensi del DSA. La designazione, legata al superamento della soglia di 45 milioni di utenti medi mensili nell’UE, sottopone il servizio agli obblighi aggiuntivi previsti dal regolamento per i servizi di dimensioni molto grandi.
L’articolo si conclude con un appello alla Commissione europea affinché garantisca una rigorosa supervisione dell’attuazione del DSA e alla comunità scientifica perché coordini gli sforzi sulle nuove procedure di accesso ai dati, rafforzando il ruolo della ricerca indipendente nella trasparenza e nell’accountability dell’ecosistema digitale europeo.
